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Villa Brasini o il “castellaccio di Ponte Milvio”

Restiamo nelle vicinanze di questo bel ponte (Ponte Milvio, protagonista di un precedente articolo) e proviamo a fare quattro passi nei dintorni, scopriremmo un’architettura variegata e male assortita e un’organizzazione urbanistica assolutamente conflittuale. Ampi viali e strutture lineari, schematiche, nell’area verso lo stadio Olimpico e stradine piccole e serpeggianti con edifici assai più assortiti sul lato opposto. Due intenti diversi ovviamente. Un luogo (il Foro Italico) per esibire magnificenza e potere nel fastoso periodo fascista quando, le imminenti olimpiadi del 1932 imponevano l’edificazione di impianti sportivi sia efficienti sia architettonicamente impressionanti, ed un altro (il quartiere Tor di Quinto) adagiato sulle colline di Roma Nord, progettato e costruito a partire dagli anni 50 del secolo scorso per dare nuove abitazioni in risposta al progressivo aumento demografico di quegli anni.

Tra le vie di questo quartiere, nascosta dietro altre palazzine, emerge l’alta mole di Villa Brasini, un comprensorio monumentale ed eterogeneo di cortili, scale, e vialetti, protetto da una cinta muraria e un’efficace sistema di vigilanza che mantiene a distanza l’indiscreta curiosità del fortuito passante.

La stravagante architettura di questo complesso edilizio la si deve all’architetto Armando Brasini (Roma 21 settembre 1879 – Roma 18 Febbraio 1965) un eccentrico artista visionario che operò nella capitale durante il periodo fascista. Esponente secondario di una elite di progettisti cari al Duce, Brasini non si allineò mai pienamente allo stile razionalista, prediletto in quei tempi dalle alte gerarchie, ma preferì mantenersi ai margini di quel fermento sociale che sicuramente attrasse gran parte dei suoi più illustri colleghi. Lui rimase legato ai suoi studi esoterici alle teorie ermetiche e alla geomanzia; un guazzabuglio di arte e alchimia che poco si addiceva alla serietà accademica dei razionalissimi studi dell’epoca. Alla solida staticità delle linee rette contrapponeva la plasticità di quelle curve.

L’architetto preferiva arricchire le sue creazioni di numerosi elementi architettonici, statue, guglie, torri e logge, anch’esse adornate di decorazioni e motivi ornamentali vistosamente in disaccordo con la parsimoniosa esuberanza architettonica del M.I.A.R (Movimento Italiano per l’Architettura Razionalista).

Ben presto, villa Brasini, elemento avulso dal suo più moderno contesto urbano, fu associata ad un castello, e le dicerie intorno al suo architetto alchimista partorirono la sinistra aura magica che tutt’ora permane. Nacquero così delle leggende intorno a questa anomalia urbana, o “castellaccio di Ponte Milvio” che tutt’ora vagheggiano di torture e detenzioni da parte della Gestapo, stabilitasi li durante l’occupazione tedesca e di presenze sovrannaturali che si percepirebbero a seguito di macabre efferatezze.

Un ex proprietario dell’immobile, intervistato tempo addietro, sostenne di aver sentito frequenti rumori di passi e lugubri lamenti provenire da aree della villa che, di certo, nessuno ha frequentato… e poi, c’è quella strana oppressione che ti preme sul petto come un vento impetuoso e inesistente che fa rallentare l’andatura e venire l’affanno.

Altri hanno rilevato strani fenomeni di luci e di ombre proiettate in modo assolutamente innaturale o punti in cui i le orecchie subiscono un cambio repentino di pressione.

Villa Brasini è in sintesi un luogo bello e singolare divenuto leggendario in conseguenza di un immaginario collettivo che l’ha voluta così… un po’ incantevole e un po’ incantata, un po’ temuta e un po’ amata.

About the author

Romano di nascita, amo leggere e disegnare sin da bambino e ho letto e disegnato qualsiasi cosa mi facesse volare via con la fantasia. I libri, le illustrazioni, il cinema e le passeggiate sono la mia "isola che non c'è". Ho sempre cercato di frequentare persone interessanti, cose inconsuete e luoghi inusuali, che potessero insegnarmi qualcosa o distrarmi dalle banali futilità quotidiane. Così facendo ho avuto modo di conoscere una miriade di esseri meravigliosi, posti fantastici e cose indicibili e tutt'ora, che ho passato i cinquanta, ancora vado a ritrovare la mia isola. Ma non serve andar chi sa dove per trovare un'isola che non c'è; esistono isole anche a Roma, basta saperle cercare. È con un poco di cuore e un pizzico di fantasia che si compie la magia.

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