L’Ossario di Mentana: nel 1882 un custode infedele vendeva le ossa dei garibaldini

L’11 dicembre 1898, l’annuale commemorazione garibaldina di Mentana, assunse una speciale rilevanza per l’inaugurazione dell’Ossario, dove vennero raccolti i resti dei garibaldini caduti in battaglia.

Queste fin dalla costruzione del Monumento, ideato da Alessandro Castellani e realizzato dall’architetto romano Augusto Fallani, erano raccolte in piccole casse di legno. Il Monumento era subito diventato meta di pellegrinaggio per tanti devoti della Patria, ma anche per semplici curiosi.

Nel 1882, avvenne un piccolo scandalo che però ebbe una vasta eco sulla stampa nazionale.

Si scoprì che un certo Matteo Maccari, ex gendarme pontificio, al tempo guardia comunale, che fungeva da custode, vendeva quelle ossa, specialmente ai visitatori stranieri, desiderosi ad ogni costo di portar via qualche cimelio come souvenir. Sembra che lo sciagurato custode, avesse addirittura stabilito una sorta di listino prezzi: 20 lire per un teschio e 5 per una costola!

Un cronista del “Corriere della Sera” ipotizzava che le profanazioni messe in atto dal custode avessero portato alla dispersione di circa duecento scheletri.

Il macabro commercio doveva, dunque, andare avanti da un pezzo, quando una lettera anonima ne avvisò la Società dei Reduci dalle Patrie Battaglie di Roma, che avviò subito una verifica. Due soci vennero a Mentana, fingendosi stranieri, e chiesero di poter entrare nella cripta delMonumento. Fecero scivolare nelle mani del custode una generosa mancia e ne ebbero in cambio un femore.

Informato dell’accaduto, l’avvocato Felice Giammarioli, autorevole membro della Società, denunciò il fatto al Procuratore del Re e fu aperta un’istruttoria. Maccari venne arrestato, processato e condannato. Nel conseguente giudizio, la Corte dietro verdetto dei giurati, gli comminò la pena ad un anno di carcere, compreso il sofferto.

Si pensò allora ad assicurare le ossa entro un sarcofago di marmo. La società dei Reduci delle patrie battaglie, ottenne dal Ministro della Pubblica Istruzione, On. Baccelli, che venissero costruite le urne per conservarle. Le vecchie casse di legno, infatti, furono sostituite da un grande sarcofago in marmo bianco di Carrara realizzato dallo scultore romano Gaetano Andreoli. È un sarcofago molto grande, poiché contiene i resti di 300 scheletri. Attraverso i vetri che chiudono il sarcofago, si vedono distintamente vari teschi e si osservano i due femori del marchese Ricci di Forlì che combatté a Mentana e poco lungi sulla collina; si osserva altresì il piccolo teschio di un giovane fiorentino volontario a 16 anni; altri teschi sono bucati dalle palle dei chassepots.

Sul sarcofago si legge l’epigrafe di Guido Baccelli:

“DEI PRECURSORI DEL XX SETTEMBRE – CHE INNANZI ALLE MURA DI ROMA – QUI CADDERO GLORIOSAMENTE – MENTANA RACCOGLIE OGGI – LE OSSA RIVENDICATE – NELLA ESULTANZA DELLA PATRIA RISORTA”.

L’inaugurazione che avvenne appunto l’11 dicembre 1898, fu favorita da uno splendido sole, raccontano le cronache dell’epoca. Le associazioni discese in treno a Monterotondo, formatosi il corteo, fecero una breve sosta al monumento, ove il consigliere comunale Lizzani evocò la memoria dei caduti nell’espugnazione di quella città.

Giunto il corteo a Mentana, dopo le nobili parole dette dal rappresentante del comune dott. Vespignani, l’on. Bovio inaugurava con una elevata orazione la cerimonia alla quale presero parte garibaldini, veterani e reduci, nelle loro divise, associazioni, rappresentanze con le bandiere e un’immensa quantità di gente intervenne alla cerimonia.

Lungo la strada principale di Mentana s’agitava una fitta selva di bandiere. La Società dei Reduci di Roma, che aveva organizzato l’inaugurazione, essendo malato il Presidente Menotti Garibaldi, era rappresentata dai due Vice Presidenti Col. Elia e Col. Cariolato, dall’intero consiglio e da un numeroso seguito di soci. La folla che partecipava si accalcava nella piccola cripta, venne trattenuta a stento dalle molte guardie e carabinieri presenti.

Entro la cripta illuminata dalle candele, si trovava un reduce di Mentana mutilato: Giovanni Finozzi.

Nel 1899 l’ossario di Mentana venne dichiarato monumento nazionale. Da tempo lasciato in stato di abbandono, finalmente lo scorso anno l’Amministrazione Comunale ha provveduto ad effettuare lavori straordinari all’interno dell’Ossario; alla sostituzione del vetro che copre la teca, alla pulizia del pavimento e delle pareti, compresa la lucidatura della lampada votiva e alla sistemazione dei resti mortali dei volontari garibaldini.

About the author

Laureato in giurisprudenza ed esperto del linguaggio forense (lavora al Poligrafico dello Stato) è stato Assessore ai Sevizi sociali ed Ambiente del Comune di Mentana. Responsabile del settore “Educare alla Mondialità” e Membro del Consiglio della Caritas diocesana di Sabina-Poggio Mirteto, è socio e consigliere dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia, punto di riferimento per lo studio e la conoscenza del luogo. Appassionato studioso della storia del territorio sabino-nomentano, si è sempre occupato di questo argomento pubblicando saggi ed articoli.

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